Nella maggior parte dei paesi industrializzati, l’agricoltura si trova ad affrontare problemi derivanti, in larga parte, da un modello produttivo che ha sempre più identificato l’intensificazione continua dei sistemi di coltivazione con il profitto. Ciò ha portato a pratiche di monocoltura intensiva sempre più spinte nell’intento del maggior successo commerciale anche se ottenuto a costo di enormi deficit energetici e con marcati riflessi negativi sull’ambiente. L’agricoltura di tipo familiare aveva per anni garantito un sostanziale equilibrio tra l’immissione, nell’agro sistema, di fertilizzanti chimici ed organici con l’esportazione dei diversi prodotti agricoli sia vegetali che animali.

La regolare aggiunta al terreno di sostanza organica, prodotta dai vari allevamenti zootecnici presenti nell’azienda agricola, consentiva la ricostituzione delle sostanze umiche asportate dalle coltivazioni, assicurando così la stabilità dei terreni e la capacità di assorbimento dei diversi elementi nutritivi, che venivano immagazzinati come in una dispensa e ceduti lentamente alle piante nel momento del bisogno. Questo limitava al minimo la perdita delle sostanze nutrienti per dilavamento in occasione dei diversi eventi meteorici, in particolare con la pioggia.

Con l’avvento dell’agricoltura industriale, e relativa intensificazione delle produzioni, abbiamo assistito alla scomparsa quasi totale dei piccoli allevamenti zootecnici aziendali ed una loro concentrazione in grandi complessi su aree limitate se non addirittura “fuori terra”come nel caso degli allevamenti avicoli. La rottura, nell’ambito della azienda agraria, del ciclo della sostanza organica ha creato una serie di problemi che nei paesi industrializzati devono ancora trovare una credibile soluzione. Da una parte i grandi allevamenti zootecnici con i rispettivi problemi di smaltimento degli elevati quantitativi di deiezioni prodotte dagli animali allevati, dall’altra la mancata sostituzione delle sostanze umiche con altra sostanza organica, fa sì che il terreno perda non solo il sua stabilità, favorendo così l’erosione per opera delle acque di scorrimento e del vento, ma la sua stessa vitalità agevolando il progressivo processo di desertificazione dei suoli. Inoltre, la diminuzione dei colloidi umici del terreno e la relativa capacità di trattenere i principi nutritivi ha costretto gli agricoltori ad un impiego sempre più massiccio di fertilizzanti chimici di cui una quota sempre più crescente, non essendo trattenuta, viene riversata nei corpi idrici con relativo degrado degli ambienti acquatici attraverso quel fenomeno definito, con un termine assai noto, eutrofizzazione delle acque.

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