Presso le civiltà industriali, l’agricoltura si è sviluppata indipendentemente dall’ecosistema acquatico, attribuendo ad esso un ruolo di semplice supporto fisico destinato a soddisfare i vari fabbisogni ed idoneo ad eliminare, in modo assai conveniente, ogni sorta di rifiuto ed i residui delle diverse attività economiche.

Questo modello di sviluppo produttivo, unitamente all’intensificazione continua dei sistemi di coltivazione, ha provocato il simultaneo degrado dei due ecosistemi di cui il progressivo processo di desertificazione dei terreni da una parte e la crescente eutrofizzazione delle acque dall’altra, sono gli aspetti più evidenti.

I cambiamenti climatici stanno mettendo in crisi l’agricoltura intensiva industriale,  che produce distruggendo risorse naturali nell’illusione che queste siano inesauribili.

Se in futuro vogliamo soddisfare la crescente domanda di cibo e garantire alle popolazioni sicurezza alimentare e idrica, s’impone una profonda riflessione sui sistemi di produzione agricola e una loro conversione in chiave ecosostenibile.

Per concretizzare quest’obiettivo è necessario formare un nuovo corpo professionale che esplori e domini l’ecosistema acquatico, così come avvenuto per l’agro sistema, e nel rispetto reciproco li associ nelle attività agricole.

La presenza di invasi per l’irrigazione o l’introduzione, in rotazione agricola, delle diverse forme di acquacoltura, indurrà agronomi ed operatori del settore a valutare con attenzione le conseguenze ambientali delle diverse pratiche agricole, consapevoli che salvaguardare le potenzialità produttive delle risorse naturali utilizzate significa creare le condizioni favorevoli per dare continuità al proprio reddito aziendale.

La concreta soluzione dei problemi di impatto ambientale renderà operativa una nuova agricoltura capace di inserirsi in modo armonico e non più traumatico nell’ambiente.

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