La stabilità di un ecosistema dipende dall’equilibrio dello stesso: nel caso di ecosistema aperto, come quello considerato, nel quale entrano rilevanti quantità di sali minerali e materiale organico sotto forma di reflui di varia provenienza, l’equilibrio si raggiunge con una produttività (cioè prelievo, uscita dall’ecosistema) di una quantità comparabile di materiale o energia.

Forse non è inutile richiamare l’attenzione che per mantenere in equilibrio un ecosistema, oppure, con altre parole disinquinare, mantenere livellato il tasso di inquinamento, è necessario togliere fisicamente dall’ecosistema tanto materiale quanto vi è stato immesso, e che l’azione più valida in questo senso è ancora quella prodotta dall’uomo, purché se ne presenti la convenienza.

Questi principi vengono applicati nella piscicoltura estensiva, dove l’ecosistema acquatico è stato preso in considerazione come produttore di risorse rinnovabili in quanto suscettibile di produrre proteine esportabili come l’agro sistema. La pratica fondamentale, che permette di raggiungere tale obiettivo, è la concimazione degli stagni mediante apporti di sali minerali a base di azoto e di fosforo e di sostanza organica di origine vegetale, animale e mista. La produzione di pesce in uno stagno fertilizzato si attua in due fasi successive: conversione dei sali minerali e della materia organica in alimento naturale vivente, poi utilizzazione e trasformazione di questo in pesce, in seno ad un ecosistema dove tutti gli elementi costitutivi giocano un ruolo ben definito ed agiscono direttamente sulla produzione ittica finale. Per utilizzare al massimo la produzione delle diverse forme di alimento naturale vivente, la tendenza ormai generalizzata è quella di associare, nello stesso ambiente di allevamento, più specie di pesci dai regimi alimentari differenziati e che non entrano in competizione importante sulla stessa risorsa alimentare. I pesci sono regolarmente ritirati dal mezzo, ne risulta un progressivo impoverimento energetico del sistema che non manterrà i suoi livelli di produzione se non ci saranno nuovi apporti di fertilizzanti per compensare le esportazioni sotto forma di pesci. L’applicazione, al microcosmo dello stagno, della scienza dell’ecologia, consente dunque di sostituire al fenomeno negativo dell’eutrofizzazione quello produttivo di fertilizzazione. Una credibile agricoltura delle acque e la conoscenza ed il dominio delle sue variabili produttive (dinamica dei minerali e concimazione, controllo della catena alimentare, esplorazione di tutte le possibilità della policoltura, controllo delle biomasse, igiene ecc.) possono essere la soluzione ai problemi ambientali più attuali: l’eutrofizzazione delle acque e la desertificazione dei suoli.

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